Paese legale, Paese illegale

di Fabrizio Feo

  • Lungomare Nocera Terinese

    Lungomare Nocera Terinese

    Sono passato spesso per Amantea, in provincia di Cosenza. E ci sono stato diverse volte per lavoro: anni fa -ad esempio- per parlare del porto che si era insabbiato, della storia di un peschereccio rimasto bloccato. Ci sono stato nel dicembre del 2007 per occuparmi dell’inchiesta sulla cosca locale della ‘ndrangheta, su alcuni politici accusati di avere legami con il clan e le mani in pasta proprio negli affari del porto. Ci sono andato in altre occasioni per allarmi legati ad indagini sul rischio inquinamento.
    In Calabria ci vado per lavoro esattamente dal 1979. Da ultimo ci sono tornato una settimana fa dopo aver ricevuto le telefonate di una quantità di cittadini costretti a code sulla strada statale tirrenica, spesso interrotta ed esposta alle mareggiate, di altri che lamentavano il porto semi ostruito nuovamente dalla sabbia all’imboccatura, la sparizione delle spiagge per lunghi tratti o il crollo del lungomare di Nocera Terinese, distante più o meno una decina di chilometri da Amantea e dal porto, che si trova per l’esattezza a Campora San Giovanni. E poi c’era chi mi parlava di costruzioni minacciate o distrutte lungo la costa, peraltro realizzate quasi sulla spiaggia o proprio sulla battigia.
    Mi sono messo in auto e sono andato ad Amantea, al porto, poi a Nocera Terinese: era tutto vero.

    Ho filmato i luoghi, ho raccolto le voci.Pareri, non dei passanti – che pure sono sempre importanti – ma di due studiosi, che oltretutto in questa fase sono impegnati sul campo: il professor Carlo Tansi, che insegna all’Università di Cosenza ed è un geologo del Cnr e ora dirige la Protezione Civile regionale, e Paolo Cappadona, che è stato presidente dell’Ordine dei Geologi della Calabria e consigliere nazionale ed è ora anche lui alla Protezione Civile. Mi hanno spiegato quanto è forte l’erosione costiera su tutto il litorale. Mi hanno parlato della scomparsa delle spiagge, dei rischi per strade, abitazioni, strutture. Rischi che con le mareggiate diventano maggiori. Hanno sottolineato l’impatto di un’opera come il porto di Amantea. Lo stesso impatto che hanno sui litorali altre opere di quelle dimensioni, come capita con le penisole di massi che vengono costruite con l’intento di difendere singole spiagge. Mi hanno mostrato quanto l’azione dell’uomo possa accelerare e aggravare fenomeni come l’erosione, per chilometri: le correnti , il trasporto dei sedimenti non sono fenomeni che agiscono rigidamente nei limiti di un territorio comunale, di un lido balneare o intorno alla foce di un fiume.
    Poi il servizio è andato in onda.

    Lungomare Nocera Terinese

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    E ieri, girando sul web, scopro che un paio di portali locali giudicano i contenuti del servizio pieni di “errori marchiani”, “castronerie”, “bufale” . Un veemente assalto che a legger bene non si aggrappa a nulla. O meglio: viene fuori che giocano su un errore sfuggito tra le righe al collega che scrive il lancio di presentazione del servizio: l’estensore ha scritto costa “jonica” invece che tirrenica. Un errore, certo. Un errore che però nel servizio non c’è,e comunque è stato poi subito corretto nella presentazione dell’edizione successiva. Ma viene cavalcato comunque . Non è finita. Altro “peccato capitale” del Tg3: uno degli intervistati, parlando della Statale 18 tirrenica si lascia sfuggire uno “Statale 107” (che tra l’altro proprio dalla tirrenica parte per arrivare a Crotone). Mio Dio! Peccati mortali! Caspita,metteranno in discussione il contenuto del servizio? No. Sono solo una scusa per attaccarlo. E se non fosse chiaro quello che c’è dietro non varrebbe la pena di tornarci.
    Se vai a guardare bene le due pagine  ti accorgi che le “contestazioni” riecheggiano in sintesi un’antica litania: il porto di Campora San Giovanni-Amantea non c’entra con l’erosione costiera, con la sparizione della spiaggia (a proposito ma è sparita, sparisce, o no? Perché a leggere quegli articoli sembra quasi che l’unico problema siano le “invenzioni” contenute nel servizio del Tg3 . Non l’erosione con quello che ne consegue, fenomeni che se ci sono vanno cercati altrove). Ignorano che negli anni (almeno dal 2007) gli amministratori locali ,spesso muovendo contestazioni l’un l’altro, hanno più volte ammesso che l’erosione del litorale , per decine di chilometri , sul confine tirrenico tra le province di Cosenza e Catanzaro, è diventata un fenomeno minaccioso. Che sono stati fatti passi falsi. Costruzioni che non dovevano essere fatte. Che sono necessarie difese, che è necessario gestire i fiumi e i torrenti sconvolti che non fanno più il lavoro che la natura ha assegnato loro. E che le conseguenze sono evidenti , per Nocera Terinese, per le strutture vicine al mare e perfino alcuni villaggi turistici. Niente.Agli autori degli articoli -prodighi di epiteti e giudizi- non va giù che si pensi a quello che è accaduto sul lungomare di Nocera Terinese come ad un effetto del processo di erosione costiera che espone per chilometri- in quell’area anche più che altrove- gli abitati, disarmati, alle mareggiate. Fingono di dimenticare -se li hanno mai letti- pagine e pagine di studi geologici e anche di documenti ufficiali. Potremmo riempire una pagina con i link a quei documenti.
    Bene. Anzi Male. Perché, dulcis in fundo, leggendo, ti senti propinare l’idea -o meglio la pia illusione- che il fiume Savuto (che arriva a mare tra porto di Amantea e lungomare di Nocera) possa servire a portare nuova sabbia alle spiagge. Così come è ora, da solo non ce la fa. Peraltro qualcuno si è accorto che il Savuto, negli anni, è stato sottoposto a dissennati interventi dell’uomo? Tra l’altro, proprio l’estrazione di sabbia.Ma no…

    Lungomare Nocera Terinese

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    Allora, con buona pace di chi si aggrappa a dei refusi, consiglio la lettura di un documento che parla chiaro a proposito di quello che è accaduto sul fronte erosione ad Amantea. Almeno quanto parlano chiaro atti investigativi e della magistratura su un altro versante, quello di “ndrangheta e affari” in quella zona.
    Mi riferisco al Master Plan Erosione Costiera Area 18 della Regione Calabria, Autorità di Bacino Regionale, approvato il 25 luglio 2013 : “La dinamica litoranea del tratto in esame è dominata dal Porto turistico di Amantea che costituisce un elemento di discontinuità per il flusso del materiale long-shore. Per tale motivo il progetto del porto includeva la realizzazione di un sistema di by-pass per il trasferimento a Sud del materiale che si sarebbe accumulato sul lato nord che però non è mai stato realizzato. Il tratto è, pertanto, soggetto ad un fenomeno erosivo di entità elevata e l’arretramento massimo si verifica in corrispondenza del sovrapasso della strada statale n° 18 raggiunto sulla linea ferroviaria” .

    Tutto abbastanza chiaro.

    E però una considerazione non posso non farla. Che strano: ogni volta che ascolti cittadini che chiamano al telefono o scrivono mail, chiedendoti di andare in Calabria  a documentare abusi, scempi, disagi, delitti, -e ci vai-c’è qualcuno che si erge a paladino di comunità vilipese e mortificate, colpite dal giornalista tendenzioso, o peggio autore di bufale. E’ accaduto, per dirne una, anche quando sono andato a documentare alcuni scempi edilizi sulla costa della Locride. Brancaleone. Le indagini della Dda di Reggio Calabria dicevano che in quella zona la ‘ndrangheta aveva forti interessi nell’edilizia. Arrivo via mare. La telecamera mostra chiaramente che le case sono a ridosso delle dune. Una colata di cemento proprio sulla spiaggia. Oltre alle case addirittura una singolare e orribile costruzione a forma di nave . Cemento sbriciolato in molti punti proprio dal mare.Beh, passa qualche giorno ed ecco che leggo: Cemento? Quale cemento? Spiaggia? quale spiaggia? E poi “online” ti affibbiano un epiteto: “Servizio di bassa lega del Tg3”.
    Dimenticavo: tra un giudizio pesante e  l’altro, naturalmente pubblicano pure online una foto dall’alto che mostra chiaramente dov’è la spiaggia e le dune e dove sono le case. Praticamente una sull’altra. Contenti loro….

     

     

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