Paese legale, Paese illegale

di Fabrizio Feo

  • Francesco-Pagliuso

    Lamezia è terra di trame e affari criminali, giochi mafiosi occulti e grandi, non meno che Reggio o Vibo ,dove, però, più spesso che nelle altre due città calabresi per sciogliere i nodi si ricorre al piombo. Potrebbe essere quello che è capitato nel caso dell’omicidio Pagliuso.  Temeva per la sua vita e pare che non ne facesse mistero, girava armato, l’avvocato Francesco Pagliuso : non si separava mai da una 44 Magnum, che mostrava spesso agli amici. E probabilmente lo sapeva anche il killer che l’ha atteso  sotto casa e gli ha sparato più volte eseguendo così quella che a prima vista appare una sentenza della ndrangheta . Gli investigatori non escludono però altre piste.Francesco Pagliuso penalista, segretario della camera penale di Lamezia, aveva difeso molto spesso appartenenti alle famiglie di ndrangheta che controllano  affari criminali e interi pezzi dell’economia di quest’area nevralgica della provincia di Catanzaro  e della Calabria . Ma aveva anche altri interessi nel settore immobiliare, della ristorazione e poi era stato anche il legale di politici locali, di parlamentari, imprenditori , parte civile in numerosi processi in cui  la criminalità organizzata non c’entrava. Difensore in passato di appartenenti alla cosca Torcasio , poi di affiliati al clan Gianpà , era diventato anche il legale  di Franco Perri proprietario  del centro commerciale Due Mari il più grande della Calabria  sequestrato a marzo scorso dalla Guardia di Finanza insieme ad altri beni, valore intorno ai 500 milioni di euro, in parte poi dissequestrati. Un’operazione imprenditoriale che gli investigatori consideravano legata agli interessi della cosca Iannazzo.  L’avvocato Pagliuso non è il primo avvocato  assassinato  a Lamezia . Nel 2002 era stato ucciso  Torquato Ciriaco, delitto per il quale non si è ancora celebrato un processo. A novembre, dopo 14 anni, dovrebbero prendere il via le udienze , tre gli imputati. L’accusa sostiene che Ciriaco fu ucciso perché si stava interessando all’acquisto di una azienda edile che la cosca Anello voleva finisse ad un imprenditore che già pagava il pizzo . Al di la del movente (ma ,non di rado, in vicende come questa, si può anche parlare al plurale) l’agguato all’avvocato Pagliuso segnala ancora una volta quanta attenzione debbano dedicare a questa terra lo Stato e gli organi di informazione ( quelli nazionali in moltissimi casi distanti per anni) . A Lamezia Terme – nonostante gli enormi sforzi della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, centinaia di arresti, sequestri, cui sono seguite moltissime condanne e confische, numerosi pentimenti – continuano ad essere attive e pericolose le famiglie “Giampà”, “Torcasio – Gualtieri – Cerra” e “Iannazzo” . Cosche impegnate in attività illegali e in operazioni di riciclaggio anche in altre regioni e all’estero.

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