Paese legale, Paese illegale

di Fabrizio Feo

  • 95a7b4fd70 Praticamente un comune su tre in provincia di Napoli è a rischio infiltrazione. Ventisette comuni su 72.  Il Prefetto di Napoli Gerarda Pantalone lo aveva detto senza giri di parole in Commissione Parlamentare Antimafia già nel marzo scorso. Un dato sconvolgente, basato su elementi raccolti con un lavoro certosino, informazioni incrociate da investigatori magistratura, prefettura, eppure, probabilmente, solo il segnale di una realtà ben peggiore.

    Il Prefetto di Napoli si presenta in Commissione quando stanno cominciando ad affluire al suo ufficio le prime notizie -che pure sono ancora parziali, per ragioni di riservatezza- dei risultati di una indagine dei Carabinieri del Ros e della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sul clan Polverino (costola, poi divenuta dominante, della storica famiglia camorristica, affiliata anche a Cosa Nostra siciliana, dei Nuvoletta di Marano). Le informazioni che arrivano a Gerarda Pantalone dicono che proprio al Municipio di Marano c’è qualcosa che non va come dovrebbe. Il Prefetto spiega ai commissari che Marano è tra quei 27 comuni che sono finiti sotto osservazione. Anzi, è nel novero di una decina di Comuni monitorati, se possibile, ancora con maggiore attenzione. A quel punto la seduta della Commissione e di conseguenza gli atti dell’audizione del Prefetto vengono segretati. Leggi tutto…

  • palazzogiustizia_ragusa“Solo contro una ciurma di miserabili, solo perché tutti gli altri colleghi del suo territorio- tranne una, Giada Drocker, corrispondente dell’Agenzia Italia – sembrano non preoccuparsi più di tanto dell’incubo che sta vivendo uno che ha il vizio di scrivere”.
    Lo ha scritto senza giri di parole su @Repubblica Attilio Bolzoni parlando  della vicenda di Paolo Borrometi cronista siciliano, sotto scorta dopo avere subito minacce e aggressioni. Parlando del processo al capo cosca che ha preso di mira Paolo Borrometi, si legge: “…Nell’Italia dei 30 giornalisti sotto scorta, delle tremila minacce ricevute e dei 30mila atti intimidatori subiti dal 2006 da chi fa cronaca, il processo contro lo ” zio Titta” alla sua seconda udienza ha segnato nuovamente la diserzione in massa dei cronisti locali nonostante la costituzione di parte civile degli Ordini regionali e nazionali dei giornalisti e della Federazione nazionale della Stampa”. Leggi tutto…

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